mercoledì 1 giugno 2011

All the things you are


La cosa bella del Jazz strumentale è che ognuno può incastrare fra quelle note ribattute le parole che sente più sue.
All the things you are e forse per Joe Pass saresti stata qualcos'altro rispetto a tutte le cose che sei per me.
Tutte le sweet funny valentine di questo mondo potranno avere il proprio stralcio, non la propria ode, ma la propria frase fuggente, annotata su un pezzo di carta mezzo strappato che si tiene nella tasca della giacca in attesa di metterlo altrove. Una frase singola, uscita fuori da qualunque contesto, si regge in piedi solo sulle note di un buon Jazzista, le frasi sconnesse si poggiano su note che sembrano errori scaturiti da un dito che ferma la corda un tasto sopra o uno sotto del dovuto, ma che altro non sono che un arrangiamento unico sull'armonia di quel pezzo ed in quel momento. E' per questo che il Jazz cambia sempre, non può essere che così, non è mai uguale a se stesso anche quando si ripete, è per questo che il Jazz non ha le armonizzazioni ovvie a cui un orecchio è abituato nella musica di consumo.
Il Jazz non è musica di consumo, non ha armonie ovvie, non ha niente di scritto, non ne ha perché non può averne. Solo la volontà e la capacità di comprendere l'intera armonia di un pezzo può portarti ad accettare quella "stonatura" che diversamente sembrerebbe essere completamente fuori contesto, come le parole incastrate su quelle note sghembe, come il breve salto nel vuoto di un gradino che non c'è.

Nessun commento: