martedì 13 settembre 2011

In Utero

Sono tre giorni che mi rigiro nel letto a casa, combattendo con caraffe di antinfiammatori e poca pazienza un mal di schiena che non mi dà pace e che quando arriva tende a fare il padrone di casa.

Come in tutti i momenti di eccessiva o forzata staticità sento il bisogno fisico di un sottofondo musicale. Stavo impazzendo per trovarne uno adatto, qualcosa che non mi facesse pensare troppo e che non fosse eccessivamente impegnativo, un ambiente Neutro di musica e parole.

Mi conosco e so che basta azzeccare le prime due o tre tracce e poi il gioco è fatto, come il primo caffè della giornata, ma bisogna stare attenti perché quando fa schifo poi la mattinata lo segue a ruota.

La mia dose di caffeina musicale stamattina erano i Nirvana. Scelta rivelatasi perfetta.
E' difficile da spiegare come sia possibile che dopo più di 14 anni, ovvero la metà della mia vita, riesca ancora ad ascoltare una band del genere, dopo essermi fatto passare nelle orecchie e tra le dita tanta musica che, parliamoci chiaro, è fatta infinitamente meglio.

Possiamo dirla così, i Nirvana non mi hanno mai promesso un cazzo.
Non mi hanno promesso rock n roll all night né party everyday,
non mi hanno promesso l'Amore,
non mi hanno promesso sesso,
non mi hanno promesso un mondo migliore né rivolte per ottenerlo,
non mi hanno promesso nessun tipo di trionfale vittoria.
Forse perché troppo depressi e minimalisti per poterselo permettere, non lo so, sta di fatto che le promesse tendono ad essere pericolose quando cominci a crederci ed a farti male quando smetti.
In questo senso i Nirvana pericolosi non potrebbero esserlo nemmeno volendo e questo li rende sicuri, questo li rende un utero musicale.



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