lunedì 12 dicembre 2011

Private Hell

Alcune persone non si danno tregua. Io sono una di queste.

Capirsi, comprendersi, conoscere se stessi alle volte può diventare ricerca ossessiva di nuove strade per raggiungere una cima e, quando hai un rapporto conflittuale con il sonno, può capitare che i sogni diventino un' altra strada per scalare la montagna.

Nella nostra vita reale spesso finiamo in contesti, situazioni o dinamiche così assurde che la nostra mente fatica trovarci un senso. D'altra parte la nostra mente quando sogna razionalizza l'assurdo in modo da renderlo verosimile e quello che viene fuori è uno spettacolo che, almeno durante il suo svolgimento ed almeno per noi stessi, ha una sua credibilità.
Ecco, per noi stessi.

Forse noi non ci conosciamo abbastanza bene, ma la nostra mente si conosce e sa come ingannarci, sa come giocare se stessa. Un pensiero primario che colpisce e si nasconde fra le rovine delle nostre paure, le impalcature delle nostre speranze, fra le bugie e le scorie. Bisogna conoscere il territorio per andare a beccare quel ghost in the shell che gioca a fare la guerriglia e ancor di più bisogna avere il fegato di camminare in mezzo ai detriti senza inciampare.

Pur con tutte le lusinghe, le menzogne, le verità, le intuizioni o le brutture che queste realtà artificiali ci propongono, i sogni sono un canale attraverso cui una parte di noi ci parla, bypassando, sovvertendo o mescolando tutti quei parametri e quegli schemi che da svegli diamo per imprescindibili e che ci impediscono di godere di prospettive insolite e quindi di ispirazione.

Magari solo un sospiro... Just a whisper, I hear it in my ghost.


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